Villa Malenchini

"Villa Malenchini a Carignano è da elencarsi, senza dubbio, tra le più superbe e pregevoli ville del territorio parmense. Di cospicua mole, edificata su grandi linee a pianta rettangolare, a un solo piano nobile oltre il piano-terreno e l'ammezzato, la villa è stata costruita e ampliata in epoche diverse. Il corpo centrale a 5 finestre, con portone e balcone sovrastante, sta a indicare  una primitiva costruzione secentesca: i due corpi laterali arretrati, che allungano sensibilmente la facciata, sono di epoca ulteriore: primo '800. Ciò che desta la maggiore impressione nel visitatore è il grandioso parco che circonda la villa, che si estende per vari ettari verso sud, con un viale centrale chilometrico fiancheggiato da alte siepi di mortellone, tagliate accuratamente a emisferi e a cubi alternantisi: il che conferisce una particolare bellezza al giardino modellato all'italiana. Quali cornici laterali, si ergono due altissime ali di annose piante, in prevalenza conifere; lo sfondo, addirittura scenico, si prolunga in due lunghissime file di pioppi che lasciano intravvedere, a cannocchiale, le ridenti colline felinesi, col Castello al centro, di effetto incomparabile particolarmente con le luci del tramonto. Tale disposizione, concepita in modo geniale, farebbe pensare alla competenza di un giardiniere di vaglia, come poteva essere monsieur Leinhart, il capo-giardiniere di Maria Luigia.

Mi viene invece riferito che il disegno e l'esecuzione sono stati ideati e ordinati dalla N. D. Fortuny Malenchini-Raggio, ampliando un più modesto giardino preesistente e la sorpresa del visitatore si tramuta allora in una espressione di ammirazione e di omaggio allo squisito senso artistico della scomparsa nobile proprietaria. Sarebbe augurabile che i parmigiani conoscessero e valutassero maggiormente questo angolo meraviglioso della loro terra.

Il parco si estende anche ai lati est e ovest della villa, comprendendo seducenti boschetti, un tortuoso laghetto e perfino un labirinto pure formato di alte siepi squadrate di bosso.

Il portone centrale si apre in un'ampia terrazza cintata da una balaustrata in arenaria e ornata da grossi vasi di agrumi. L'atrio è formato da un grandioso e altissimo salone (comprendente anche l'altezza dell'ammezzato); i due portali opposti sono all'interno sormontati da loggiati ad uso passaggio per orchestrine. L'ambiente è adorno di 4 alte specchiere di stile barocco con sottostanti divani; di una pregevole statua di scuola del Canova (Bartolini o Bandini) e di vari busti marmorei. Di particolare interesse sono tre sale laterali con volte totalmente decorate, opera del pittore Cesare Baglione (o Baglioni), il quale, come è noto, fu al servizio della Corte Farnese fin dal 1574, lavorò intorno al 1600 nel Castello Ducale e morì a Parma nel 1611. Grande artista decorativo, fu valente nel dipingere sale con frasche, fiori, frutta, mascheroni, cornucopie, tondi con figurine delicate, ornati e grotteschi caratteristici, talora strani e fantastici. Di questi originali lavori, oltreché nella villa Malenchini, ne sono visibili anche nel Castello di Torrechiara e nella Rocca dei Principi di Soragna.

Prima sala: nel rosone centrale una donna ignuda con motto «Volubilis rerum domina». Sul vòlto, molte figure e molti canestri di frutta. Questa sala è unita, mediante ampia apertura, alla Seconda sala: con volta a cupola e 4 pennacchi agli angoli del pulvino. Nel rosone centrale ovale: figura volante femminile col motto «Arabia D. Fe» e «C. V. Corde». Nei pennacchi figure di colombi in vari atteggiamenti (nido, a coppia, in volo, ecc.). I dipinti di queste prime sale non sono opera del Baglioni, ma della scuola. Del Baglioni sono certamente quelli della Terza sala: nell'ovale centrale, 2 figure femminili con un cuore fra le loro mani riunite e il motto «Infonde gratiam aperietur cor meum» (raff.: Pace e Lavoro?). Il resto della volta presenta 4 grandi bellissimi ovali di paesaggi e una fantasia di daini, uccelli, pappagalli, delfini, cani, civette, ecc. Infine, 4 figure rappresentanti le 4 stagioni.

Nelle altre sale fanno bella mostra pregevoli quadri decorativi, alti camini scolpiti in pietra o in marmo, ivi collocati però in epoca più recente. La riquadratura delle sale, le spesse mura, i vòlti abbassati stanno a indicare come la parte centrale della villa sia del primo '600, mentre gli ambienti delle ali laterali risultano evidentemente costruiti nei secoli ulteriori: così una bella sala da biliardo con vòlto decorato a graziosi pannelli con paesaggi di epoca romantica. Da menzionare, per ultime, una sontuosa sala da pranzo e una saletta già adibita a Oratorio privato dal C.te Giulio Zileri, allorquando, ordinato sacerdore, vi celebrava la S. Messa.

La tenuta di Carignano è stata, con ogni probabilità, inizialmente formata dai Marchesi Lampugnani, poiché nel XVII secolo erano feudatari di Carignano e Felino. I Lampugnani, di origine milanese, compaiono a Parma nel 1532 con un Ottaviano che, pare, avesse ucciso un tal Cipriano Sermini fiorentino, con l'intenzione di difender altrui e per questo fatto bandire dalla sua città. Nel 1650 Pier Giorgio fu investito del feudo di Felino da Romundo II, e da lui seguirono Cristoforo, Arcangelo, Antonio, Alessandro, fino a Camillo, ultimo della casata, spentosi nel 1762. Ma già alla fine del XVII sec. a Carignano era subentrata la nob. famiglia Cervi, di origine mantovana e residente a Parma dalla seconda metà del XIV secolo. Ne risulta capostipite un Albertino, il quale, nel 1447, giurò fedeltà a Francesco Sforza e vari membri della famiglia esercitarono, in seguito, il notariato: Bartolomeo, Gian Giacomo e Filippo. Ai primi del '600, all'epoca della primitiva costruzione della villa, eravi un Vincenzo (1588-1660) e nei primi del '700 ne era proprietario il celebarimo Giuseppe Cervi (1663-1748), professore eminente di medicina nella nostra Università, versato in filosofia, matematica, astronomia, oratoria e poesia, e infine protomedico di Elisabetta Farnese e di Re Filippo a Madrid, ove fondò e presiedette l'Accademia di Medicina e Fisica. Salì a tale fama europea da essere accolto nella Reale Accademia delle Scienze di Parigi, a occupare il posto lasciato vacante da E. Boherawe, di risonanza addirittura mondiale, tanto che nelle missive a lui indirizzate bastava scrivere solo «Europa» per essere regolarmente recapitate! Per il Cervi narrasi che egli era conteso fra la regina Elisabetta e la madre sua Dorotea Sofia, al punto che la regina, in stato di gravidanza, scrisse alla Augusta genitrice: «Se non mi mandate il Cervi... non partorisco!».

Accentrò nella sua personalità onori, distinzioni di ogni genere e anche grandi ricchezze: fu sepolto all'Escurial. Ampliò e abbellì la villa di Carignano, coredandola con ampie estensioni di terreni. Per sua munificenza, fu ricostruita la facciata della chiesa parrocchiale antistante la villa, nel 1702, migliorandone anche l'interno. Una lapide affissa nel portale della chiesa ricorda tale evento:

VIVO SUMMO JOSEPHO CERVI EQUITI PARMENSI / MOLEM HANC PROPRIO E FUNDAMENTIS, EXCITANTI / DOMINICUS CORTESI ECCLESIAE ARCHIBRESBYTER / LARGITARIS IMMORTALITATI NEPOTUM MEMORIAE / GRATI ANIMI MONUMENTUM P. / AN. MDCCII.

Giuseppe Cervi, morto celibe nel 1748, lasciò i suoi cospicui beni alle sorelle Francesca, coniugata al C.te Alessandro Gigli (donde vennero poi i Gigli-Cervi) conti di Mulazzano (1802) e Rosa, coniugata al nobile Giovanni Robiani, la cui figlia Orsola sposò il nobile Giuseppe Maria Corradi, donde iniziò la famiglia Corradi-Cervi, la quale, acquistando il feudo di Piantonia (già dei Conti Cantelli) ne ottenne l'investitura (1795) con titolo Marchionale.

La villa di Carignano fu ereditata dai Corradi-Cervi con l'appendice di qualche migliaio di biolche, suddiviso in molti poderi che, da Carignano, giungevano fino a Felino e ad Arola: ancora recentemente, in località Pilastro esisteva un poderetto (ultimo residuo!) del grandissimo Protomedico di Castiglia!

Nel 1808 la villa e parte della tenuta annessa passò in proprietà alla nobile famiglia Zileri: a Camillo (1764-1838) coniugato alla Marchesa Luigia Tirelli ved. Paveri-Fontana e al fratello Alessandro, Guardia del corpo di S.A.R. l'Infante don Ferdinando e sindaco di Vigatto (1820-23). (Arch. Vigatto 1812). Nelle Mappe del 1821 vari poderi tra Felino e Carignano sono già intestati agli Zileri: Camillo, Alessandro e Michele.

Il seguente proprietario fu il Conte Camillo Zileri-Dal Verme (1805-1876), creato Conte da Maria Luigia nel 1836. Nel 1876 villa e tenuta passarono al figlio Conte Camillo (1830-1896), sposato vent'anni prima a Maria Clementina, figlia del Conte Lucchesi-Palli-Pignatelli dei Principi di Campofranco, Duca della Grazia, e della Principessa Maria Carolina di Borbone, Duchessa di Berry, Dama di palazzo di Luisa Maria.

Camillo alienò la tenuta di Carignano intorno al 1878, acquistando la villa di Mamiano (poi Magnani). Ne subentrò quale proprietario, per soli 4 anni, un Marchese Monticelli, genovese, per passare a un altro genovese, Lodovico Peirano, pure di nobile famiglia, coniugato alla signora Annetta Lertora. Il Peirano lasciò i suoi beni al figlio Enrico Amilcare che vendette la villa al Conte Edilio Raggio, che la donò, quale regalo di nozze, alla figlia, N. D. Fortuny, sposatasi al Marchese Luigi Malenchini.

I Malenchini costituiscono una antica famiglia originaria di Val Malenco (donde Malenchini), passata in Toscana nella prima metà del secolo XVII. Di essi, Vincenzo (1813-1881) ebbe larga parte e costituì l'anima del Risorgimento italiano in Toscana. Fu presente ai fatti d'arme di Novara, Curtatone e Solferino; aiutò la preparazione dei Mille di Garibaldi e partecipò alla Spedizione Medici; fu pure a Custoza e creato infine Senatore e Marchese da Re Umberto I (1895). Da Vincenzo derivarono Giovanni, indi i nipoti Giulio e Luigi, quest'ultimo coniugato alla C.ssa Fortuny-Raggio, che a sua volta assegnò la villa al figli Marchese Piero, attuale proprietario, quale dono di nozze con la N. D. Raimonda dei Baroni Ferrari-Pelati."

Fonte

Lodovico Gambara (da «Le ville parmensi», 1966)

 

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